Evidenze scientifiche a sostegno di un approccio meno interventista al travaglio
Il tasso di tagli cesarei in Italia è tra i più alti d’Europa: circa il 31% dei parti, ben al di sopra della soglia del 10-15% considerata ottimale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità . Dietro questo dato ci sono ragioni complesse — organizzative, medico-legali, culturali — ma anche un cambiamento di paradigma necessario: quello verso un’assistenza ostetrica che consideri il parto fisiologico come norma e non come eccezione da gestire.
Le evidenze scientifiche degli ultimi decenni indicano che per le gravidanze a basso rischio il parto vaginale spontaneo, quando supportato da un’assistenza competente e continua, offre i migliori esiti per madre e neonato. Il travaglio rallentato viene spesso medicalizzato prematuramente: l’uso routinario di ossitocina sintetica, l’epidurale precoce, il monitoraggio fetale continuo senza indicazione clinica possono interferire con la progressione naturale del travaglio, generando a cascata ulteriori interventi.
L’approccio fisiologico non significa rinunciare alla tecnologia quando serve, ma usarla con giudizio e indicazione. Modelli come il one-to-one care — un’ostetrica dedicata a ogni donna in travaglio — si sono dimostrati capaci di ridurre significativamente il ricorso al cesareo, migliorare l’esperienza del parto e favorire l’avvio dell’allattamento al seno.

